25 Empathic Traces | Reflecting on Being Human

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Empathic Traces

Reflecting on Being Human

Ein partizipatives Kunstprojekt von Lissy Pernthaler für die Triennale Klausen 2026

13. Juni – 07. November 2026

Per la versione italiana, vedi sotto

Bevor du weiterliest – eine Einladung

Dieses Projekt beginnt nicht in einem Ausstellungsraum. Es beginnt bei dir. Bei uns. Bei den Menschen, die bereit sind, sich selbst ein Stück näher zu kommen – durch Schreiben.

Wenn schon diese Zeilen in dir etwas zum Klingen bringen, kannst du dich direkt anmelden:
Jetzt teilnehmen

Wenn du erst wissen willst, worauf du dich einlässt – lies weiter. Ich nehme dich mit.

Was ist Empathic Traces?

Empathic Traces ist eine künstlerische Einladung, über das eigene Menschsein zu schreiben – reflektierend, ehrlich, persönlich.

Und dann bewusst zu entscheiden:
Was davon darf sichtbar bleiben?
Was bleibt geschützt?

Aus den Textfragmenten vieler Einzelner entsteht ein gemeinsamer künstlerischer Raum. Besucher:innen der Triennale Klausen werden nicht nur Betrachtende – sie werden Teil eines wachsenden Werks.

Warum dieses Projekt – warum jetzt

2025 hat einer der reichsten Männer der Welt Empathie als “Schwäche” bezeichnet. Als Schwachstelle, die ausgenutzt werden könne.

Ich sehe das anders.

Dort, wo manche Härte fordern, liegt für mich unsere größte Stärke. Verletzlichkeit ist kein Mangel, sondern ein Akt des Mutes. Empathie öffnet Räume – zu anderen und zu uns selbst. Und Selbstmitgefühl ist das Fundament, auf dem wir unsere Masken ablegen und uns in unserer ganzen Menschlichkeit begegnen können.

Mensch sein heißt für mich: sich bewusst in dieses Spannungsfeld zu stellen.
Zwischen Ego und Empathie.
Zwischen Rückzug und Verbindung.
Zwischen dem Bedürfnis, sich zu zeigen – und dem Impuls, sich zu schützen.

Empathic Traces macht dieses Dazwischen sichtbar.

Warum Schreiben

Weil Schreiben eine Form des Fühlens ist. Des Verstehens. Des Ausdrucks.

„Wer schreibt, der bleibt” – nicht im Sinne des Festhaltens, sondern im Hinterlassen von Spuren. In dem, was wir teilen. Und in dem, was wir ganz bewusst bei uns behalten, weil es persönlich, intim, geheim ist.

Dieses Projekt nähert sich dem Menschsein über Sprache – und über die bewusste Entscheidung, was davon öffentlich werden darf.

White-True-Diaries – das Herz des Projekts

Als Teilnehmer:in führst du über 20 bis 30 Tage ein persönliches Tagebuch, inspiriert durch poetische Schreibimpulse, die ich dir zusende.

Am Ende dieses Prozesses wählst du aus:

Was bleibt lesbar? – deine Wahrheit, die du mit der Ausstellung teilst.
Was wird geweißt? – das, was nur dir gehört.

So entstehen White-True-Diaries: Tagebücher, die nur das zeigen, was geteilt werden möchte. Alles andere wird bewusst überdeckt – unsichtbar, geschützt, deins.

Diese Tagebücher werden Teil der Ausstellung. Sie hängen an der Wand, sind durchblätterbar, berührbar. Sie sind du. In dem Maße, in dem du das zulässt.

Die drei Phasen

1 Reflektieren, Schreiben, Auswählen

Der Schreibprozess beginnt schon vor der Ausstellung. 20 bis 30 Tage mit dir selbst, deinen Gedanken, deiner Sprache. Am Ende die Entscheidung: Was bleibt? Was wird geweißt?

2 Live-Interaktion im Ausstellungsraum

Die entstandenen Tagebücher werden in der Triennale Klausen präsentiert. Besucher:innen, die nicht am längeren Prozess teilnehmen, können vor Ort spontan Spuren hinterlassen – an Schreibstationen oder direkt an der Wand. Auch dort: Was darf bleiben, was wird überdeckt?

3 Hörraum – das kollektive Echo

Aus allen gesammelten Fragmenten verdichte ich einen neuen, poetischen Text. Er wächst während der gesamten Ausstellungsdauer mit. Ich spreche ihn ein. Über Kopfhörer oder QR-Code wird er zum leisen Gegenpol im Ausstellungsraum – zum Innehalten, zum Hineinhören, zum kollektiven Echo.

Warum ich dich einlade

Weil dieses Projekt nur lebt, wenn Menschen mitschreiben.
Weil deine Spuren zählen.
Weil es etwas zutiefst Heilsames hat, sich selbst beim Schreiben zuzuhören.
Und weil wir – in einer Zeit, in der Empathie klein gemacht wird – sichtbare Zeichen brauchen für das, was uns als Menschen verbindet.

Du musst keine geübte Schreiberin, kein geübter Schreiber sein. Du musst nur bereit sein, mit dir in Kontakt zu gehen.

So machst du mit

Hier geht’s zur Anmeldung

Nach deiner Anmeldung melde ich mich persönlich bei dir. Wir klären alles Organisatorische – ob du dein eigenes Journal verwendest oder ich dir eines zuschicke, wie es wieder zu mir zurück findet, und wann dein persönlicher Schreibprozess beginnt.

Mehr brauchst du jetzt nicht zu wissen.
Der Rest entsteht im Schreiben.

Lass uns gemeinsam tief tauchen

Ich freue mich, wenn du Teil davon wirst.
Lass uns schreibend näher kommen.
Einander. Und uns selbst.

Ganz nach meinem Motto:
#tiefseelentauchen

Lissy Pernthaler

Empathic Traces | Reflecting on Being Human
Ein partizipatives Kunstprojekt von Lissy Pernthaler
Gastbeitrag zur Triennale Klausen 2026 „Mensch sein”

https://www.museumklausenchiusa.it/

 

Versione italiana

Empathic Traces
Reflecting on Being Human
Tracce empatiche | Riflessioni sull’essere umani

Un progetto artistico partecipativo di Lissy Pernthaler per la Triennale di Chiusa 2026
13 giugno – 07 novembre 2026

 

Prima di continuare a leggere – un invito

Questo progetto non comincia in una sala espositiva. Comincia da te. Da noi. Dalle persone che sono pronte ad avvicinarsi un po’ di più a se stesse – attraverso la scrittura.

Se già queste righe fanno risuonare qualcosa dentro di te, puoi iscriverti subito:
Partecipa ora

Se invece vuoi prima sapere a cosa stai per dire sì – continua a leggere. Ti porto con me.

 

Cos’è Empathic Traces?

Empathic Traces è un invito artistico a scrivere del proprio essere umani – in modo riflessivo, sincero, personale.

E poi a decidere consapevolmente:
Cosa può rimanere visibile?
Cosa rimane protetto?

Dai frammenti di testo di molte singole persone nasce uno spazio artistico condiviso. I visitatori e le visitatrici della Triennale di Chiusa non sono solo osservatori – diventano parte di un’opera che cresce.

 

Perché questo progetto – perché ora

Nel 2025 uno degli uomini più ricchi del mondo ha definito l’empatia una “debolezza”. Un punto debole che potrebbe essere sfruttato.

Io la vedo diversamente.

Là dove qualcuno chiede durezza, sta per me la nostra forza più grande. La vulnerabilità non è una mancanza, ma un atto di coraggio. L’empatia apre spazi – verso gli altri e verso noi stessi. E l’auto-compassione è il fondamento su cui possiamo deporre le nostre maschere e incontrarci nella nostra piena umanità.

Essere umani significa per me: mettersi consapevolmente in questo campo di tensione.
Tra ego ed empatia.
Tra il ritirarsi e il connettersi.
Tra il bisogno di mostrarsi – e l’impulso di proteggersi.

Empathic Traces rende visibile proprio questo spazio intermedio.

 

Perché scrivere

Perché scrivere è una forma di sentire. Di comprendere. Di esprimere.

“Wer schreibt, der bleibt” – chi scrive, resta. Non nel senso di trattenere, ma di lasciare tracce. In ciò che condividiamo. E in ciò che consapevolmente teniamo per noi, perché è personale, intimo, segreto.

Questo progetto si avvicina all’essere umani attraverso la lingua – e attraverso la scelta consapevole di cosa di tutto questo può diventare pubblico.

 

White-True-Diaries – il cuore del progetto

Come partecipante terrai per 20-30 giorni un diario personale, ispirato da impulsi poetici di scrittura che ti invio io.

Alla fine di questo processo sceglierai:

Cosa rimane leggibile? – la tua verità, che condividi con la mostra.
Cosa viene “imbiancato”? – ciò che appartiene solo a te.

Nascono così i White-True-Diaries: diari che mostrano solo ciò che desideri condividere. Tutto il resto viene consapevolmente coperto – invisibile, protetto, tuo.

Questi diari diventano parte della mostra. Vengono appesi alle pareti, sono sfogliabili, tangibili. Sono te. Nella misura in cui tu lo permetti.

Le tre fasi

1 Riflettere, scrivere, scegliere

Il processo di scrittura comincia già prima della mostra. 20-30 giorni con te stesso/a, con i tuoi pensieri, con la tua lingua. Alla fine la decisione: cosa rimane? Cosa viene imbiancato?

2 Interazione dal vivo nello spazio espositivo

I diari nati nella prima fase vengono presentati alla Triennale di Chiusa. I visitatori e le visitatrici che non partecipano al processo lungo possono lasciare tracce in modo spontaneo sul posto – alle postazioni di scrittura o direttamente sulla parete. Anche lì: cosa può rimanere, cosa viene coperto?

3 Sala d’ascolto – l’eco collettiva

Da tutti i frammenti raccolti condenso un nuovo testo poetico. Cresce per tutta la durata della mostra. Lo registro con la mia voce. Attraverso cuffie o QR-code diventa il contrappunto silenzioso nello spazio espositivo – un invito a fermarsi, ad ascoltare dentro, all’eco collettiva.

Perché ti invito

Perché questo progetto vive solo se le persone scrivono insieme.
Perché le tue tracce contano.
Perché ha qualcosa di profondamente curativo ascoltare se stessi mentre si scrive.
E perché – in un tempo in cui l’empatia viene rimpicciolita – abbiamo bisogno di segni visibili per ciò che ci unisce come esseri umani.

Non devi essere uno scrittore o una scrittrice esperta. Devi solo essere disposta/o a entrare in contatto con te stesso/a.

Come partecipare

➜ Qui per l’iscrizione

Dopo la tua iscrizione ti contatto personalmente. Chiariamo insieme tutti gli aspetti organizzativi – se usi un tuo diario o se te ne mando uno io, come torna poi da me, e quando comincia per te il tuo personale processo di scrittura.

Più di così non hai bisogno di sapere ora.
Il resto nasce nello scrivere.

Immergiamoci insieme in profondità

Sarei felice se ne facessi parte.
Avviciniamoci scrivendo insieme.
Gli uni agli altri. E a noi stessi/e.

Proprio secondo il mio motto:
#tiefseelentauchen

Lissy Pernthaler*

Empathic Traces | Reflecting on Being Human
Un progetto artistico partecipativo di Lissy Pernthaler
Contributo come artista ospite alla Triennale di Chiusa 2026 “Mensch sein – Essere umani”*

https://www.museumklausenchiusa.it/